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Visualizzazione dei post da Settembre, 2013

A MIO PADRE.

Occhi chiari di azzurro, il tuo male contrasta il cammino del tuo volere.
Mentre il pensiero annega tra i rigoli di gocce lacrimose.
Le speranze e le gioie, battute, non più certe, di ciò che il tuo cuore vede,
si dissolvono al mattino di un giorno ormai lontano
tra gli odi di campane e lamenti di un addio.
Costrinse i miei sogni a serrarsi tra nuvole di fumo confuso
e occhi rigati di pianto di chi chiede: " Perchè?"
Di chi urla: " non mandarti via ",
lasciandomi a vagar tra le ombre agitate di una mattinata di resa.
La mia vita, ogni tanto, macchiata di brogli, non esita a chiedersi:
" Chi ero io, allora, tra sogni proibiti? "
Nel nascere di un pensiero forse mi verrà in mente
di come, allora, la vita ha provato a spaventarmi
in balia di una emergenza, inseguendo un'isola che non c'è.

Brillanti riflessi.

C’è una finestrache esplora Il mio giardino. Una finestra,mai colpita dal sole. Dove spessomi affaccioa scrutare Il passaggio delle stagioni. Quella finestra,da dove tante volteho visto soltanto qualcuno andare via. Da dove spesso ho immaginatoIl futuro, mentre qualcunofuggiva proprioda quel futuro. Guizzi di vocilontane. Parole che ruotano

AURORA.

Quel passaggio tra la notte e il giorno
è una vita che chiede e aspetta.
Come l'aurora spensierata e ride:
"Voglio vedere il mattino"
Voglio vedere il volto della mamma
dopo aver ascoltato il suo cuore.
Voglio ascoltare la voce di un papà.
Ho immaginato il giorno e il buio
se il buio dovesse
continuare ad essere buio!
e se per nascere per forza
voglio essere aurora
una vita che precede
il sorgere di un sole.

MACCHIE D’INCHIOSTRO.

Le ore della notte...buie,
verso l'alba che ci aspetta:
Macchie d'inchiostro nero,
dove i miei pensieri attingono miscele
di colori scorrevoli.
Fluidi che non sporcano,
indelebili nel tempo.
Lasciano per sempre alterni
se pur lievi grafici

di battiti d'impulsi forti.
LE MIE PRIGIONI.
Sono le pareti di cemento armato
che mi hanno fatto sentire meno amato
e gli sguardi mai cercati,
quelle note mai suonate,
le parole sconosciute
e le attese evitate.
Quelle vie non volute
e gli incroci non passati.
Tante sbarre mai alzate
e quei treni mai fermati.
Le salite meno ripide
preferite a quelle ardite.
Sono le stagiono mai vissute
sostituite da quel tanto in più.
E gli addii dimenticati
e i segnali indicati
spesse volte non seguiti
come quando mi son piegato
superato da quegli echi invano.
Le sbarre delle scelte
spesso volontariamente divelte.
Quelle porte mai aperte
e le pareti lì
tante volte messe apposta.