mercoledì 29 giugno 2011

Costantino Posa.......Versi un pò persi.

 VERSI un pò PERSI.

Collane di perle,
illuse al sole
a suon di sberle.
......Lettere sospese,
da oltre un mese.
Incise di versi
di continui spasmi
e aliti persi
nelle notti di luna
d'insonnia velata
da sagome di fantasmi.
Se batte e si è soli,
lo avverti, sei solo.
Se batte e poi tace,
lo avverti, non sei solo.
In compagnia del buio,
paura e silenzio
non si è mai da soli.

domenica 26 giugno 2011

INCREDULI STRAZI..........di Costantino Posa.

UNBELIEF agony.
As if he had lived for every moment
Always the same tragic moment.
I read in his eyes dazed,
longing to distinct concerns.

As if he had any second now
Always be urgent every score.
I read of his joyful torment
greedy fears of many moments.

As if he had turned on each silence
Still the same unspoken aroma of wormwood.
I read his verses in italics divorced,
replete with vibrant echoes of pulses.

As if he had dyed the fate of loneliness
Always be an urgent death.
I read the last few acres of his spiritual,
torments of unbelievers, happy sighs.

venerdì 17 giugno 2011

FATTE A MANO.

La mano trema, non sa da dove cominciare, non sa se parlare del tempo, dell'accaduto o di quel che verrà. Mi sarei sentito smarrito se non ci fosse stata lei al di là dell'impossibile.
Mi sarei sentito ferito se non ci fosse stata una mamma al di là del pianto funesto.
Mi sarei sentito sformato se non ci fosse stata mia figlia al di là di una felicità mancata.
Mi sarei sentito gelare se non ci fosse stato un cuore a scaldare.
La mano, se scrive, non trema sa sempre di cosa parlare.
Seguire il sentimento anche quando, beh, ci piove dentro o nevica anche ad agosto.
La mano che batte sul petto non trema se ha un pò di rispetto e poi, le emozioni, son fatte così,
un pò inaspettate.
Un pò, come si dice, raccontate. Son fatte a mano, sussurrate prima di essere, da te, condivise.

martedì 7 giugno 2011

Basta volerlo. "Costantino Posa"

Si irrita di bugie,
la voglia sale e scende,
qualche volta pende,
...si fa prendere dalle magie.
Se qualche volta i "ma"
affollano la mente,
il tempo sempre più
minaccioso e torvo,
in fondo, nero come un corvo,
sollecita l'aldilà, anche
per chi vorrebbe stare qua.
Le pulsioni del desiderio
nel teatrino degli inganni,
spariscono e se parlano
certe volte fanno danni.
Sarebbe bello spogliarsi
di menzogne,
piuttosto che andare avanti
senza mai amarsi.
La voglia si riprende,
se qualche volta "i sogni"
accompagnano serenamente.
In fondo c'è ancora tempo
per andare un pò più in là.

lunedì 6 giugno 2011

Costantino Posa.........LUOGO dell' ANIMA.


·        LUOGO DELL'ANIMA.

Occhi come pulsanti, se li chiudo vedo ieri.
Se li apro, ...sogno di andare avanti.
Incerto si presentò il futuro,
bendato dalla testa ai piedi.
Ricordo lei, la mia vita,
disse. "siedi" non spingere
nella direzione opposta.
Non chiederti mai
a che punto è il tramonto.
Eppure, non era vero,
una felicità stuprata
porta soltanto un velo.
Mentre altri
si limitano a sognarla.
Non si dissolve, ma si evolve
come pagina di libro,
si sfoglia, si rilegge
e qualche volta,
si spoglia
di parole inutili.
E se necessario
nel luogo dell'anima
si riscrive.

4 giugno 2011....50 anni fa.

                     4 GIUGNO 2011 “ 50ANNI FA”.

4 giugno 2011, finalmente il giorno tanto atteso. Eppure sembra ieri, in realtà sono passati 50 anni. Un emozione molto forte, anche se ho cercato di trattenerla dentro. 50 anni, sono tanti, ma il cuore, soprattutto il cuore, non dimentica. La foto con i compagni di classe, fatta nello stesso ordine di quella che ci ritrae in classe. L’assenza di chi non è riuscito a partecipare. Il dolore ad apprendere che uno di noi non ce l’ha fatta. Il ricordo, intenso, dell’amico maestro di un tempo. Scoprire che anche lui, soprattutto lui, prima di me, pieno di passione verso la poesia. La sua voce registrata, che in dialetto, come un tempo, ci parla dell’amore, dell’emozione e soprattutto del ricordo. La consapevolezza di essere stati istruiti nel modo migliore ad affrontare questi nostri lunghi ed intensi 50 anni di vita. La foto sui gradini della scuola “De Amicis”, i 150 anni dell’Unità d’Italia, consapevoli di essere grandi protagonisti di eventi meravigliosi. Grati a chi come il nostro antico maestro “ Nicola Capozzo “, per averci indicato la via e il modo giusto di andare avanti nel tempo. Un grazie per avermi suggerito, in silenzio, la via verso la scrittura e la poesia in modo particolare:

HO SCRITTO.

Ho scritto del mare, del vento, dell'onda che ogni tanto resta sull'altra sponda. Ho scritto del riso, del pianto e dell'abbandono.

Ho scritto del ritorno e di chi, indietro, non torna mai più. Ho scritto del giorno, della notte e del gelo che spacca il cuore.

Ho scritto dell'amore, della vita e di chi ogni tanto muore. Ho scritto del fermento che ogni tanto sento.

Ho scritto tanto di ogni tradimento. Ho scritto ciò che sento.......senza alcun pentimento.

Ho scritto del tempo, delle rughe e del bianco dei capelli. Ho scritto anche del rimpianto e della fine di un lungo viaggio.

Quello che non scriverò mai è solo la parola fine. Non ci potrà essere una fine per tutto ciò che scrivo.

Qualcun'altro continuerà a scrivere del bene che io sento.



Le lacrime, a stento trattenute, dall’amico Bruno. La gioia, negli occhi di ognuno di noi e la promessa di ritrovarci ancora, chissà, fra altri 50 anni. Un po’ di delusione per chi, pur potendo, non ha deciso di partecipare. Le parole, i racconti, i dolori, i sorrisi, condivisi con quei tanti che con il cuore hanno deciso di non rinunciare.

Una giornata indimenticabile, che non potrà fare altro, che accompagnarci per tutto il tempo che ci resta. Da parte di un piccolo poeta, un abbraccio ed un grazie all’Italia, alla scuola “De Amicis”, al maestro “Nicola Capozzo”, a Giovanni, per aver mantenuto fede alla promessa e un grazie e un arrivederci a tutti i vecchi compagni di scuola.

Costantino Posa

sabato 4 giugno 2011

Sono una gattina. di Costantino Posa

.” SONO UNA GATTINA “.

In realtà sono una gattina. Tutti mi chiamano Birba, persino la famiglia dove sono andata a vivere. E’ una cosa strana che risale a parecchio tempo fa. Un bel giorno una signora che mi ha visto nascere mi ha consegnata nelle mani di una bella ragazzina. Poi mi hanno fatto capire che si chiamava Valentina. A dire il vero, io non mi ricordo molto del tempo prima, ma a quanto pare la mia famiglia d’ origine essendo troppo numerosa, aveva creato non pochi fastidi in quella casa precedente. Qualcuno di noi doveva sacrificarsi ed ai voti mi fu affidata, senza saperlo, l’ingrato compito di sfrattare. Come ho detto, non mi ricordo affatto come sono finita in questa famiglia un po’ strana. Per tutta la vita non ho fatto altro che cozzare contro persone diverse e cose strane.Ad essere sincera pensavo di affibbiarmi un altro nome, ma poi le cose non vanno come uno se l’aspetta……… Birba ci può anche stare.
C’è in questa casa solo una persona che non mi chiama così ed è quel signore alto con i baffi. Spesso lo sento imprecare. Un giorno mi chiama col mio nome. Un altro giorno mi dice – “signorina”. Il giorno dopo esordisce dicendo – “giovane”. Non capisco, se è stato deciso in una riunione di famiglia che il mio nome doveva essere Birba, non vedo perché ogni tanto qualcuno si diverte a cambiarmelo. Poi c’è quella signora anziana, mi urta i nervi, perché non gioca mai con me. Ogni qualvolta che mi avvicino, al massimo mi tira un calcio, non si degna neanche di salutarmi. Non parliamo poi di quell’ altro giovanotto tutto muscoli. Ogni tanto appare, questo va bene, evidentemente avrà tanto da fare. Lo sento spesso parlare, mentre accende la TV, dice : “ che si mangia? ”. Poi all’improvviso scompare, non solo di pomeriggio, ma anche tutte le sere. Quelle poche volte che sta con noi, si stende su quel suo divano tutto dritto al televisore e non fa altro che maneggiare un piccolo affare nero con dei tasti. Da quel momento è come se non ci fosse più nessuno. Se suona il telefonino, dice : “ ci è moh ? “.
Ogni tanto esplode, non di gioia, ma mentre cerco di riposare dopo un’ ora di caccia sul tetto, all’improvviso scoppia, borbotta e non vorrei neanche dirlo, spesso bestemmia. Non ho ancora capito a chi si rivolge.
Ho provato a guardare il monitor, non ne capisco, vedo soltanto tante maglie dello stesso colore, correre a destra e a sinistra dietro una palla. Un giorno ho provato a prenderla, ma era tutto piatto, tutto finto.
Ora devo dirvi la verità. C’è una persona che a me piace più delle altre. Parlo di quella signora che sin dal primo giorno mi ha sorriso, mi accarezza, mi coccola. Spesso mi prende tra le sue mani e dice :” tesoro mio che c’è? ” mentre mi gira e mi rigira come se fossi un gomitolo di lana morbida. Io certe volte sto al gioco, altre volte cerco di morderla, è dolce come una mamma e allora desisto e mi lascio convincere dalla bontà delle sue ricette. Tra le mie favorite, ci metto quella simpaticona di Valentina, anche lei è una gattina, anche se devo ammettere, tante volte scappo, perché ho capito che mi vuole bene, solo che spesso mi assale, mi sballotta di qua e di la, fino a quando, arrendendomi, decido di non muovermi più, sperando che tutto si fermi.
Ad essere sincera, non sono molto contenta per le ricette che mi preparano. Il giorno in cui preferisco un po’ di pesce, mi riempiono la ciotola di manzo. Quando mi aspetto di avere della carne, trovo pronto una specie di pane, solo che non capisco, perché è dolce, eppure dovrebbero saperlo che ho un po’ di diabete. Ma la cosa che mi fa più arrabbiare è che ogni tanto, senza che io l’abbia mai chiesto, a cena mi riempiono il vassoio di una cosa chiara con i buchi. Sembrano tanti tubicini di plastica. Loro dicono che si mangiano, ma ad essere sincera a me fanno un po’ schifo, non danno di niente. Certe volte mi convinco che forse sarò costretta ad usare le unghia. Vi spiego : “ ci ho messo tante notti ad abituarmi a dormire nel mio letto, giusto al centro, quello grande, dove spesso sento la signora russare, ma da un po’ di sere mi prendono nel bel mezzo di un sonnellino e mi sbattono, anche se con modi gentili, in un cestino con una copertina vecchia che sicuramente appartiene a quella signora muta che quando cammina sembra una macchina con il freno a mano tirato. Tra l’altro ho notato che è già sfilacciata ai bordi. Se ero io a decidere, quella vecchietta la metterei fuori casa. Che ci sta a fare con noi? Non fa niente, sporca dappertutto e tante volte quando la portano al bagno, si sente una puzza incredibile.
Mentre io, il mio bagnetto lo tengo sempre in ordine e se mi accorgo della mancata sostituzione della sabbia, mi rifiuto di entrarvici dentro. Piuttosto preferisco farla in un vaso. Un’altra cosa strana l’ho notata in quel signore di prima, quello che tutti chiamano papà. Mi sta facendo perdere la voce. Quante volte gli ho chiesto di farmi uscire in terrazzo e lui ride soltanto e mentre io mi affliggo ad implorarlo, il tempo passa e gli uccelli volano via. Neanche capisco, perché non và a lavorare, sta sempre tra i piedi, sempre con quelle carte e matita in mano. Mi chiedo cosa scrive, per me avrà dei grossi problemi. Una sera poi mi ha fatto mangiare dei grossi pezzi di carne, per poco morivo soffocato. Quante volte ho detto a tutti di farmela ben cotta e a pezzi piccoli. E poi, mi piacerebbe averla quando ho fame, non solo quando lo decidono loro.
Altra tragedia è quando Valentina fa i compiti. Per non sentirle gridare, spesso m’infilo in quei cassetti così pieni che sono costretta ad appiattirmi come una sogliola, per poter riposare in santa pace. Poi c’è, ogni tanto quel ragazzino che viene a fare i compiti da noi. E’ più piccolo degli altri, ma non fa altro che mangiare. Fa il testo e vuole bere. Fa matematica e chiede una banana. Deve leggere e si mette a parlare di play-station. Mi piacerebbe sapere cosa viene a fare da noi. Mi occupa la casa. Mi distrae la famiglia e mi svuota il cestino della frutta. Una volta l’ho visto cadere per le scale con quel suo enorme zaino. Senza gridare, solo che quando arrivò giù in fondo alle scale lo sentii esclamare :” per poco prendevo un pesce ”, cosa centra il pesce con la sua caduta? Non parliamo poi di quel altro signore che ogni tanto la domenica viene a prendere il te. Una domenica si e una si. Come arriva, con quella sua pelle scura coperta quasi sempre da una barba che secondo me, lo invecchia molto, urla a squarciagola, non mi sembra italiano e poi si rivolge soltanto a me. Mi spaventa, faccio per scappare, ma la casa è così piena da non riuscire a trovare un angolino libero dove nascondermi. Poi tra l’altro spesso si toglie le scarpe e si stende su quei divani chiari da poco lavati. Un’altra cosa che mi fa rabbia è perché mi hanno tenuta chiusa dentro, senza dirmi dell’esistenza di un giardino. Quando un giorno sono riuscita a scappare dal balcone, mi sono resa conto che da quelle parti gironzolavano altri miei simili. Anche le farfalle mi fanno innervosire. Quando cerco di afferrarle, si spostano all’improvviso. Faccio tanti di quei salti, ma inutilmente. Tante volte quando mi costringono a risalire in casa, faccio per riposare e vorrei essere capita : la vita all’aria aperta è bella, ma consuma energia, quindi mi piacerebbe rilassarmi un po’ vicino alla stufa o giù, vicino al computer, ma cosa succede? C’è sempre uno della famiglia che sistematicamente ogni due giorni, se ne và in giro con quel aspirapolvere rumoroso e ingombrante.
Perché non fare le pulizie quando sono in giardino? Vivremmo tutti in santa pace. Un giorno mi sono permessa di addentare una ciambella appena uscita dal forno. Un casino della malora. Mi sono detta :” cosa sarà mai, tanto dopo me la danno lo stesso ”. E poi si parla tanto di famiglia, dello stare insieme, di cenare insieme, ma ogni volta che cerco di sedermi a tavola insieme a loro, c’è sempre il più intelligente che mi afferra per il collo e mi sbatte a terra. Così non si può vivere, non c’è dialogo, non c’è rispetto, c’è solo emarginazione, e poi io sono curiosa. Mi piacerebbe sapere dove và sempre tutti i giorni, tutte le sere, quel Nicola. Quello che parla sempre di un certo Adriano. Tutte le notti, arriva tardi, zitto-zitto sale in mansarda in punta di piedi, ma poi di colpo accende la luce, la TV,. Io sto dormendo, apre il frigorifero, beve alla bottiglia, fa dei rutti da brivido, va al bagno, scarica. Poi apre quel suo letto rumoroso, sempre con quel telefonino in mano. Facendo così mi rovina il sonno, poi al mattino dopo sono nervosa, non riesco a fare le fusa e per farmi le unghia, spesso prendo certi ceffoni. Una volta mi si sono infilate in una tenda. Mi chiedo di che cosa sono fatte tutte queste tende che ogni tanto vedo arrivare in casa. Si è strappata tutta e per poco sbattevo i denti sul pavimento.
Quando poi, il micio del vicino è venuto a miagolare dietro alla porta, ho visto uscire sempre lui, il papà con una scarpa in mano. Correndo come un matto, poi dice che gli fa male la schiena. L’altro giorno per farmi rientrare in casa, mi è corso dietro con il tubo dell’acqua. Eppure lo sanno tutti che noi gatti odiamo bagnarci. Mi sa tanto che questi uomini hanno parecchie rotelle fuori posto. Per fortuna, qualche volta, in queste notti fredde mi fanno dormire con loro, almeno resto un po’ al caldo e se al mattino qualcuno si alza presto, me ne accorgo subito, così lo seguo e con un po’ di fortuna lo convinco ad aprire quel barattolino di manzo, sempre chiuso nel frigo, in cassaforte come fosse un lingotto d’oro. Forse un giorno prenderò anch’io carta e penna, così metterò per iscritto le regole di buona convivenza, altro che protezione animali. Questi umani sono proprio da riformare. Se ne vanno a Lecce e mi lasciano tre giorni da sola con quella specie d’interista. So io cosa ho passato in quei giorni. Le luci tutte accese. Musica ad alto volume. Frigorifero sempre aperto. Piatti sporchi. Da mangiare sempre lo stesso menù. Sempre riso e se cercavo di reclamare, mi lanciava subito una ciabatta. Un’ altra cosa che mi irrita è quando mi prendono per la coda, come se fosse un manico di una paletta. Alcune mattine per far felice il mio padroncino, gli ho portato le calze sul letto, ma poi quando ho visto che lo pretendeva tutte le mattine, ho piantato tutto e ho detto basta. Io sono abituata ad essere una gattina. Non credo di essere un cagnolino a cui basta un ossicino per farsi fregare. A me piace essere servita e mi fa rabbia vedere quei passeri sull’antenna. Io li chiamo, mi strozzo e loro niente, se ne stanno lì fermi a guardare il panorama. Adesso devo scappare, c’è quella signora nel quadro che non si degna di rivolgermi la parola e pensare che ho passato tante di quelle sere a farle il filo, ma niente, è sempre lì immobile. Ricordatevi soltanto che, anche se mi chiamate Birba, io sarò sempre una signora gattina.

mercoledì 1 giugno 2011

SCIOCCHI EROI di Costantino Posa

SCIOCCHI EROI.

Una parola vietata "rispetto".
Carente rispetto per la vita
a dispetto di un comportamento perfetto.
...Incapaci di diluire la propria frustrazione
solo per eccitarsi di prestazione,
caldamente inferocita di eroi,
tempesta ormonale di schiocchi zoi.
Soli alla ribalta...l'oscena piega
di una sensualità felina,
non demorde, va oltre e morde.
Indegna e spesso feroce gioventù,
incurante di quello che vuoi tu.
La vergogna ci osserva,
come la sabbia, spinta dal vento,
pizzica la pelle.
Gelida e sferzante si nasconde
immutabile, ci ripensa, sogna
come se abbia sofferto di finta
stuzzica la fantasia ed in fondo
l'importante è che tu ci sia.

PIU' di una MAMMA.

A te che sei lì come un filo d’erba con le dita ancorate in terra. A te dico, non aver paura nessuno potrà mai dimenticarti. Nessuno potr...