sabato 30 aprile 2011

FELICITA' SOLE.   di  Costantino Posa.

FELICITA ’ SOLE.
Nelle ore di solitudine sbirciavo la mia vita. Lei da una parte e io dall’altra, pensavo: Che bugia le dirò mai? La felicità si voltò a guardare, per un attimo indecisa, se andare verso l’oscurità. Come una strada sospesa nell’infinito, sgocciolando le ragioni di un cuore rimasto per tanto tempo in disparte a chiedersi: come mai? Era una cosa mia, soltanto mia, sembrava fossimo arrivati alla fine, pensavo di essere il solo a sentirmi veramente solo. Ma il tempo è saturo di felicità rimaste sole. Il tempo non ha più tempo, non ha voglia di fingere felicità, per non dover mai più parlare di bugie. Come è triste l’alba del giorno dopo. L’alba di un giorno dopo l’abbandono. Ci si sente soli, inermi, senza parole. Come se ti avessero amputato una parte di te, costringendo il resto a vivere con una parte importante mancante. L’alba di un giorno senza sole, senza suoni, senza battiti del cuore. L’alba come fosse un tramonto, senza orizzonti, senza strade da seguire. L’alba in cui ti viene da dire: Mi resta soltanto morire. L’alba di un tempo che fa fatica a finire. L’alba come una pagina di un diario senza più pagine da scrivere. L’alba che in silenzio sussurra: “ Ricordi”. Cosa c’è di strano se il tempo sceglie la velocità. Da anni, come un ago di belle parole, cerco di ricucire una coperta di stelle fatta di scie di momenti. Cercando di scattare la foto perfetta, quella che ritrae il nulla. Quella che incanta di assenze, mentre a stordire i sensi è il silenzio. L’unico capace a dire parole seducenti. L’unico a saper essere così convincente, lasciando a noi fragili temerari la capacità di scegliere se morire di ogni momento o cercare in ogni momento di morire. Sentivo il bisogno di piangere. Gocce disperse all’interno di un ricordo senza fine, quando mi dicevo: “ non posso affidare la mia vita alle maree dell’inferno “. Non voglio più diventare malinconia come la luce di un crepuscolo, bella e rara, come il vissuto insieme per poco tempo. Perché le cose sfuggono? Perché le stagioni concedono e poi a caso tolgono. Perché raccontare il dolore? Le stelle, che forse, decoravano la sommità dei miei pensieri, in parte perdute o sostituite dai miei inutili timori, scendono come cadenti tra i sogni travolti e stracciati dai venti. E’ inevitabile, oggi come nel tempo andato possono raccontare della follia che mi ha guidato. Un tempo lo stupore poteva essere sublime, contenere l’intero firmamento di felicità e sconfitte umane. Sempre pronto a consumare il proprio presente, tante volte percorso da dubbi. Qualcosa di aleatorio che sfugge alle nostre domande. Sena mai doversi attendere alcuna verità. Se ci volgiamo indietro, oltre la mediocrità del tempo, dietro alle decisioni, alle intuizioni, sui sentieri tracciati dai nostri flebili o impetuosi aliti, ci accorgiamo di aver incrociato i passi e i pensieri di un altro lui, di lei, di un’altra lei. Rimane la percezione di aver lasciato, tralasciato indietro qualcosa. Ci sono quei tratti a noi sconosciuti, segnati dal distacco che avrebbero potuto orientarci a pensare, ad esprimere, a non sprecare. C’è sempre un sé, un ma, un chissà, mutevoli. Un orientamento più o meno voluto, per capire da se ad un punto di approdo. Nel ricordo scippato al tempo, ho rivisto un amore che ha dentro di sé un esito quasi fatale, inutile. Quello di essere una follia. Quella che non ti fa capire. Quella che ti fa urlare “ ti amo “. Quella che ti lascia dire: “ solo quello”, inerpicata ad un “si”. Si raccorda con le rocce dell’età. Quando poi tutti sembrano scontenti di tutto, ha fatto quello che voleva fare: andare via. Quando si invecchia, restano soltanto i sogni. Quelli che ti fanno vedere nulla di nulla, mentre i nostri pensieri sono strumenti a corde se parlano del vissuto o grandi gong se urlano di amori ormai andati. No, non sono stanco. Quello che fa male è tutto ciò che è marginale. La mia strada fatta ad ogni passo. Attimo dopo attimo, passo dopo passo. Senza soste, senza sogni deturpati. Mai prigioniero di ciò che è mancato. Mai stremato, mai arreso alla sorte. Mai rimasto senza un pensiero e se poi? La paura di sbagliare, provata e mai lasciata, mi ha permesso di andare sempre in alto, oltre il vento del chissà. Ho raccolto qua e là tanti fiori di parole, mai rimaste inascoltate. Sempre aromi di ogni senso a scrivere ciò che penso. L’unico vero ostacolo è il tempo. Anche lui mai stanco. Anche lui senza soste. Anche lui mai marginale, sa sempre quando fermare. Era un giorno di settembre, non mi è stato difficile venire al mondo, quasi in punta di piedi, sono nato in silenzio, senza un lamento, senza fare rumore. Anche allora, ironia della sorte, l'imprevedibilità ha segnato il mio cammino. Quella imprevedibilità, che poi, ancor più in silenzio mi ha sempre seguito, spesso, ha segnato ogni passo di me. La stringevo forte, non volevo mollarla, ma quando mi hanno sollevato dai piedi, mi è scappata, un rumore infernale, quella matita per terra, intorno tanti fogli di carta volati via per una breve folata di vento. Quel camice bianco, piegato a raccoglierla: " Diventerà un poeta ", ma solo dopo aver imparato a leggere, a scrivere e soprattutto ad amare. Poi sono seguiti tanti momenti, tanti eventi, tante aspirazioni che hanno reso la vita di un ragazzo, cresciuto troppo in fretta, in un uomo a tratti graffiato dagli eventi, ma mia completamente abbattuto. Tanti altri momenti in cui non si vuole o non si riesce. Momenti senza suoni. Pensieri che si infrangono. Nessuno sa, nessuno dice. Tutto sembra quasi inutile. Tutto appare come una inevitabile conclusione. Il silenzio dei miei giorni, sperando che l’altro o l’altra cercasse di spiegare o di chiedere. La vita di noi uomini, simile ad un muretto a secco, dove ogni tanto basta toglierne un sasso per modificarne aspetto. Finendo per alimentare dubbi e acerbi sospetti. Momenti in attesa di risposte. Momenti in cui si finisce col chiedersi: “chi sono io?” chi mi accompagna? Chi in quel momento, mi lascia? Momenti di gelida resa. Momenti in attesa soltanto di parole adatte. Giorni in cui naufragato per la via seguo il messaggio del vento, solcato dal nulla. I miei passi fugaci, destinati a non essere amati, si inseguono senza fermarsi, ruminando emozioni forse mai vissute. La mia vita va, ignara di tante felicità verso continue penombre. Senza attese, senza luci, senza urla future. Mi nutro di niente. Raccolgo folate di tempo. Traverso stagioni opache. Mi lascio andare per questa via di fango, senza pianto, né riso, soltanto un suono mi chiama verso continui tramonti silenti, ibernati di assenze, è il silenzio del mio lacerato errare. Come uomo, come ogni uomo, apro gli occhi, mi guardo intorno, riprendo il cammino. Il tempo passa, sorpassa ogni momento. Poi è sera, stanco e felice, torno a riposare. La notte che mi accoglie non mi lascia che sognare. Sono un uomo libero, umiliato dal cemento, preso a schiaffi dall'inquinamento, strozzato dall'ingordigia. Qualche volta solo, in compagnia del silenzio. Chiudo gli occhi, ascolto quel che sento: Il rumore del silenzio. Quel rumore che in silenzio mi parla sempre di ciò che sento. Il silenzio che mi accompagna in alcuni momenti e senza che me ne rendessi conto mi ha portato verso lo scrivere. Verso la poesia. Cosa mi ha portato verso la poesia? una premessa: Le chiamo poesie, probabilmente alcune lo sono, altre un po’ meno, poiché non seguono un vero e proprio criterio di stesura tipica di una vera poesia. Non mi ritengo in grado di individuarle e catalogarle come vere poesie, forse o giustamente ritengo di non averne la capacità giusta per poterlo fare. Tanti parlano di rime, in alcune mie la rima è quasi inesistente. Perché poesia? Poesia per amore? Amore verso la vita, nonostante tutto quello che la vita stessa mi ha spesso tolto. Amore verso le persone care. Una rivalsa nei confronti dell’incapacità di essere completamente capito. Amore e rivalsa verso tutte quelle cose incomplete della mia vita. La perdita di un padre a 15 anni. Gli studi interrotti dopo tale evento. Le difficoltà della famiglia d’origine e quindi il mio ingresso nel mondo del lavoro molto prima del tempo dovuto. Poi come spesso accade a tutti l’incontro con la persona giusta e più amata della mia vita. Il matrimonio, le stesse difficoltà di una vita di coppia, i figli propri mai arrivati e la scelta. Quella dell’adozione. Prima l’affidamento di due ( un ragazzo e una ragazza ). L’adozione di Valentina, mia figlia e il distacco e rinnego da parte dell’altro dopo 16 lunghi anni di vita assieme. Le aspettative deluse, l’amore riposto e non considerato nell’altro. Ancora la difficoltà di capire ed essere capito. L’incredulità, tante volte, per tutto ciò che accade. La poesia come liberazione di qualcosa che rimane dentro per tanto tempo, come può essere stato un pensiero: quello di avere per sempre un padre o quello di avere un figlio. Un sogno mai realizzato, come può essere stato quello di avere sempre una famiglia completa. Tante volte le parole restano dentro o escono in modo errato. La poesia è un modo per dire le stesse cose avendo molto più tempo per dirle nel modo giusto. La poesia per arrivare dove non si è mai riusciti di arrivare veramente, nel cuore e animo di tanti. La poesia per guardarsi dentro e riuscire a comunicare anche con se stesso. Quelle che io chiamo poesie, forse sono soltanto pensieri rimasti inascoltati, una specie di liberazione. Le mie poesie non parlano soltanto di me. In tante cerco d’immedesimarmi in ciò che accade attorno, prendendone il posto di qualcun altro, cercando di capire e spiegare lo stato d’animo, la gioia o il disagio di ciascuno di essi. La poesia come il raccontare di tanti eventi, cercando in qualche modo di darne una spiegazione. Nella mia poesia sono stato un soldato, un kamikaze, un morto per strada, un vagabondo, uno che ama, un rimpianto, uno che rinnega. Nella mia poesia sono il silenzio e il vento, parlo del tempo e dell’accidentalità di ogni evento. La poesia, perché in fondo mi fa stare bene, mi permette di dire veramente tutto ciò che provo dentro, lasciando da parte tante altre banalità. Tante volte mi chiedo, perché? Continuo a scrivere cercando anche di rispondere a certe mie perplessità. Tanti hanno scritto di me, della mia capacità di entrare nell’animo della gente. Altri hanno detto che la mia poesia è qualcosa di banale, di scontato. Alcuni mi hanno anche offeso. Tutto questo non potrà mai fermarmi, perché sento che è una cosa mia. Una cosa che ho dentro e che mi fa stare bene. Continuerò a scrivere a dispetto di chi non apprezza. Da piccolo vivevo di paure: paura del buio, paura della morte, delle cose misteriose, dell’aldilà. Per vincere le mie paure, le affrontavo, magari andando a cinema, film di orrore. Era un modo per esorcizzare una delle mie tante paure. La vita spesso mi ha messo paura, ma io accusavo il colpo e andavo avanti. La mia poesia a tanti non piace, non mi ritengono un poeta, offendendomi senza neanche conoscermi. Quello che scrivo per me è poesia, mi fa bene, mi aiuta a capire la gente, mi ha aiutato tanto a farmi capire da tanti altri ancora. La poesia perché in fondo ritengo che tutti siamo capaci di dare qualcosa, come un lasciare qualcosa di se stesso, qualcosa che ti distingue. In fondo basta volerlo veramente. Ritengo che l’uomo ha la capacità di comunicare, ha i mezzi per poterlo fare. Io ho scelto la poesia come la mia grande possibilità di riuscire a comunicare. Se torno indietro a quando ero ragazzo, penso di capire quali possano essere state le motivazioni che mi hanno spinto verso la poesia o almeno provo ad immaginarle. Sotto certi aspetti sono le stesse che da piccolo mi hanno spinto a correre dietro ad una palla e molto più tardi verso la pesca. Sicuramente il piacere, la gioia di cimentarmi e continuare attività nuove e coinvolgenti. Scrivere di come il nostro animo reagisce e spiega l’emozione, il sentimento, la delusione, l’euforia percepita. Tornando a quel ragazzo che scriveva su fogli di carta, mi viene facile pensare alla similitudine con le tante pagine della mia vita. La vita un insieme di pagine, di momenti completamente diverse tra loro. Eppure non ho mai creduto di essere perseguitato dalla sfortuna, semmai ho sempre cercato di spiegare e capire il perché di certi eventi. Eventi completamente diversi tra loro, tanto da aver avuto un ruolo fondamentale e alternato di ogni mio stato emotivo. Scaraventandomi ora da una parte o da un’altra emotivamente all’opposto. Come il tormento di certi momenti. Non c'era altra scelta, mi osservava. L'angoscia trasformata in tormento. L'amore avrebbe potuto donarle tanto, se il cuore, il mio cuore, glielo avesse consentito. Probabilmente non capiterà più di assaporare quello che poteva essere, lei, la felicità, doveva andare, per quanto tempo, il tempo doveva aspettare? Fra quanto tempo, lei, poteva tornare? Sopraffatto dal desiderio cosa resterà di quel tormento? Nelle ore di solitudine sbirciavo la mia vita. Lei da una parte e io dall'altra. Che bugia le dirò mai? La felicità si volto a guardare, per un attimo indecisa se andare...verso l'oscurità. Come una strada sospesa nell'infinito sgocciolando.....le ragioni di un cuore, rimasto per tanto tempo in disparte a chiedersi: Come mai? era una cosa mia, soltanto mia. Sembrava fossimo arrivati alla fine. Pensavo di essere il solo a sentirmi veramente solo. Ma il tempo è saturo di felicità rimaste sole. Il tempo.........non ha più tempo non ha più voglia di fingere felicità, per non dover mai più parlare di bugie. Il tempo non torna. Il tempo vola e non torna più. Il tempo accarezza la mente. Il tempo dimentica il tempo. Te ne accorgi quando il sole non scalda più. Le lacrime di ogni nuvola continuano a venire giu. Te ne accorgi quando non ti riconosci più nello specchio. Quando la tua voce torna indietro senza risposta. Te ne accorgi quando tutto accade intorno a te. Quando tu non fai più parte di tutto ciò che accade. Sono altri gli attori. Te ne accorgi quando guardando avanti, vedi soltanto un passato. Quando vivi spesso, soltanto di ricordi. Quando vivi spesso cercando qualcuno Che ormai non c’è più. Qualcuno che è via con il tempo. Occhi chiari di azzurro, il tuo male contrasta il cammino del tuo volere. Mentre il pensiero annega tra i rigoli di gocce lacrimose. Le speranze e le gioie battute, non più certe di ciò che il tuo cuore vede, si dissolvono al mattino di un giorno ormai lontano, tra gli odi di campane e lamenti di un addio. Costrinse i miei sogni a serrarsi tra nuvole di fumo confuso e occhi rigati di pianto di chi chiede:”perché?” Di chi urla: “ non mandarti via “, lasciandomi a vagar tra le ombre agitate di una mattinata di resa. La mia vita, ogni tanto, macchiata di brogli, non esita a chiedersi: “ chi ero io, allora, tra sogni proibiti?” Nel nascere di un pensiero, forse mi verrà in mente di come, allora, la vita ha provato a spaventarmi in balia di una emergenza, inseguendo un’isola che non c’è. A volte penso alle cose che mi sono state tolte. A volte, quando neanche il silenzio mi parla, non resto mai da solo. Mi parlo, mi dico: “sai, a volte vorrei scendere ad un compromesso col l’andar del tempo. Vorrei chiedergli: “Perché non ti fermi? Perché, ogni tanto non fai come il mio PC, tante pagine da salvare. Perché solo un cestino per cancellare. A volte vorrei che l’andar del tempo fosse ogni tanto possibile riprogrammare. Vorrei che la rotta seguita fosse come le orbite dei pianeti, che corrono via, ma poi ritornano o come la luna che ogni tanto scompare, ma è sempre lì, poi riappare. E’ indispensabile che l’alba segua un tramonto. La notte ore di tenebre fiaccate da un “ non ce la farò mai” a tenerla lontano. E’ necessario che ci sia sempre un domani e poi ancora un domani, per poter sempre dire: “ noi eravamo “. E’ stimolante risvegliarsi di ricordi futuri, sopiti e sfogliati di tempo. E’ inimmaginabile avere del niente commiserazione, tormenti e sperduti silenzi. E’ inevitabile vivere e poi ancora vivere, per poter un giorno morire contenti.

mercoledì 27 aprile 2011

CHISSA' di Costantino Posa

*** C H I S S A ' ****

Intorno a me c'è solo silenzio,
nessuno osa parlare,
odo soltanto il fragore
di chi sfacciatamente
mi contesta un bel niente.
In un gioco di avversi
mi sono detto:
"Vuoi vedere che sono pazzo"
Quante volte ci chiediamo
inedite soluzioni
per continuare ad essere
quel brivido che da tempo
ci scuote, mentre
l'ombra dei ricordi
sfugge solo da una parte.
quante volte mi ripeto:
"Come era bello prima"
in un gioco di dare
e non dare,
mentre oggi la luna
piange i traslochi
dei nostri abbandoni.
Chissà se poi domani
ritorna il litigio
a placare l'incanto
del mio turbamento.

giovedì 21 aprile 2011

Actum superbiae.

Quis obliviscar?
Timor in oculis eorum qui evaserunt.
Lacrimae nescio quo irent. Quomodo moritur in inferno
PUPA multam procul Acrylic ut inks on paper muros
iam etiam pluries REDIVIVUS monstris.
Fecistis sollicitudo circumstans nos ita re ... rogue dicentis:
Non est iusta solvit re cor meum "et inaequalis iure moriamur.

ATTO di ORGOGLIO ( di Costantino Posa)


ATTO DI ORGOGLIO.

Chi potrà mai dimenticare?
La paura negli occhi di chi è scampato.

Lacrime che non sanno dove andare.
Come si fa a morir d'inferno?

Burattini che schizzano via,
come acrilici inchiostri dalle pareti di carta,

ormai già troppe volte, di riciclati mostri.
siete voi che avete fatto dell'ansia che ci attanaglia,

una realtà...così canaglia, che dice:
" è inutile che ci spacchiamo il cuore "

è così giusto e ineguale come si muore.
Acto de soberbia.
¿Quién puede olvidar?
El miedo en los ojos de los que escaparon.
Las lágrimas no a dónde ir.
¿Cómo se puede morir en el infierno?
Títeres salpicaduras de distancia
como las tintas acrílicas en las paredes de papel,
ya demasiadas veces, monstruos reciclados.
Ustedes han hecho que la ansiedad que nos rodea,
una realidad ... por lo pícaro, que dice:
"No tiene sentido me rompe el corazón"
es desigual y tan bien como usted muere.



L'ALBA DEL GIORNO DOPO.


L’ALBA DEL GIORNO DOPO.

Come è triste l'alba del giorno dopo.
L'alba di un giorno dopo l'abbandono.
Ci si sente...soli, inermi, senza parole.
Come se ti avessero amputato una parte di te,
costringendo il resto a vivere
con una parte importante mancante.
L'alba di un giorno senza sole,
senza suoni, senza battiti di cuore.
L'alba, come fosse un tramonto,
senza orizzonti, senza strade da seguire.
l'alba in cui ti viene da dire:
Mi resta........... solo morire.
L'alba di un tempo che fatica a finire.
l'alba come una pagina di un diario
senza più pagine da scrivere.
L'alba che in silenzio, sussurra:
.............................R i c o r d i.
The Day After Tomorrow.

Comment est triste, c'est l'aube du lendemain.
L'aube d'un jour après l'abandon.
... Vous vous sentez seul, sans défense, sans voix.
Amputés, comme vous avez été une partie de vous,
forçant les autres à vivre
avec une partie importante manquantes.
L'aube d'une journée sans soleil,
sans bruit, sans un battement de coeur.
Dawn, comme un coucher de soleil,
sans horizons, sans route à suivre.
l'aube dans lequel vous voulez dire:
Il reste pour moi ........... juste mourir.
L'aube d'un temps du mal à terminer.
l'aube comme une page d'un journal
plus de pages à écrire.
L'aube dans le silence, murmure
............................. R i c r o d i.

è notte.........di Costantino Posa.


E' NOTTE.

E' notte, apro gli occhi e mi chiedo, perchè?
Dormiamo tutti come ghiri.
Il mio pensiero incontra i miei timori,
mi suggerisce, senza costringermi:
No, non te la prendere, se alcune volte correnti di rabbia, fanno misteri.
In questo buio silenzio, in attesa del sole del mattino,
si riprende l'andar del tempo, mentre il desiderio aumenta
di poter essere come l'onda di quel mare che tante volte
si agita e poi tace, accarezzando granelli di sabbia sparsi come ori
che impreziosiscono l'infinito.
Vorrei essere roccia immobile, per farmi sfiorare in ogni tempo
da quell'onda che mi addormenta.
Vorrei essere come te che mi porti a vedere il bene
anche quando questi non c'è.

E 'NIGHT.

It 's night, I open my eyes and I wonder, why?
We all slept like dormice.
My thoughts meet my fears,
I suggest, not force me:
No, do not take it, if some current times of anger, are mysteries.
In this dark silence, awaiting the morning sun,
recovers over time, while the desire to increase
can be like the wave of the sea that so many times
shake, and then silent, rubbing grains of sand scattered like gold
adorning the infinite.
I want to be rock still, for me to touch at all times
I fall asleep by that wave.
I want to be like you to bring me to see the good
even when there is not.

mercoledì 20 aprile 2011

Forse è così.........di Costantino Posa.






FORSE è COSI'.
Alcuni uomini appaiono vigliacchi,

tanti altri soltanto fiacchi.

Diceva: " non ce la farò mai ".

Collezionava forse, un pò di se.

Ma in una fredda giornata

non si è mai soli.

Se la vita parla di solitudine,

di una memoria che non riesce

a contenere nostalgia e il dimenticare.

Di una coppia di pensieri

che giocano con le parole.

L'uomo è così, non modifica

ciò che è già accaduto.

Semmai, osserva come un ombra,

inspiegabilmente attratto

dal sangue e dall'amore.

Mentre le anime belle

appaiono sempre belle,

in una giornata fredda come ieri

e come sarà domani.




                                                                                       
                                                                                      

Libertà per tutti.........di Costantino Posa.


LIBERTA’ PER TUTTI.
L’uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di prima.
Quello che nel poter decidere camminava dritto, sempre avanti.
Quello che ha vissuto, sognato e combattuto.
Quello che ha parlato e ha scelto la sua strada.
Quello che dirà: “ Non tornerò più in piedi “,
i miei costretti non vogliono: Costretto al silenzio. Costretto alla fuga. Costretto a sopravvivere.
Costretto a prostituirmi. Quello che mise nel cuore un sol pensiero: “ Libertà ”.
Ora è tempo di cercare la cordialità di un tempo.
Quella che ad ogni bivio ti dice: “ vai di qua o di là ”e se non ti piace, puoi cambiare.
L’uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di domani.
Quello che parlerà sempre di un domani. Quello che lavorerà e potrà stringere le tue mani.
L’uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di tanti momenti,
precipitato nel panico, mesto, rifugio dei perdenti per vivere di un unico sol momento di tormenti.

ATTESA DI UN RICHIAMO...di Costantino Posa.

Ti cercavo una volta, tra i sentieri dipinti di istanti preziosi. Scrutando orizzonti infiniti, mentre la fantasia prende il largo, come una roccia protesa verso i tuoi gesti placidi e maestosi. Quando il mio cuore dice: "Non c'è altro da sperare ". Ma sapeva che non era vero. Era soltanto un genio in fuga, in attesa di un richiamo.

C'ERA UNA VOLTA: di Costantino Posa.

C'ERA UNA VOLTA.
Patir di vento tra il gelo della folla.
Sentirsi un alieno, senza venire da lassù.
Un uragano di nullità, vissuto da vivo di viltà,
di chi perdente, come un uomo  senza mete,
sui vetri a sfoglie di non vedente. L'abisso di chi soffre, poi, assente, è finita, la gioia della vita, brevemente.

Almeno sarà..........di Costantino Posa.

ALMENO SARA’.

Non tutti sanno che cosa è amare.

Il nostro affanno aveva cercato

di essere il più chiaro possibile.

Che danno voler a tutti i costi odiare.

Ci hanno sempre raccontato

di essere un po’ più flessibili

per tutti quelli che ci fanno.

Aveva sperato di essere un po’ meno imbecille.

Gli slogan senza inganno avevano tentato

di essere perlomeno tranquilli.

Tanto il vento dell’ignorare

non potrà mai essere più del desiderato.

Se non sei tu e se non è lei,

sarà almeno il voler mai disperare.

INCREDULI STRAZI..........di Costantino Posa.




INCREDULI STRAZI. (di Costantino Posa) 07/04/2011

Come se avesse vissuto per ogni attimo

Sempre lo stesso tragico attimo.

Leggevo nei suoi occhi attoniti,

bramosi di timori ben distinti.

Come se avesse di ogni attimo subito

Sempre il farsi urgente di ogni spartito.

Leggevo dei suoi gioiosi tormenti,

avidi di paure di tanti momenti.

Come se avesse acceso di ogni silenzio

Sempre lo stesso tacito aroma di assenzio.

Leggevo nei suoi versi di corsivi avulsi,

sazi di vibranti echi di impulsi.

Come se avesse di solitudine tinto la sorte

Sempre il farsi di impellente morte.

Leggevo dei suoi ultimi acri spiri,

strazi di increduli, beati sospiri.

martedì 19 aprile 2011

AMORI ANDATI.


AMORI ANDATI.

Nel ricordo scippato al tempo ho rivisto un amore,
che ha dentro di sé un esito quasi fatale.....inutile.
Quello di essere una follia.
Quella che non ti




Si irrita di bugie, la voglia sale e scende,

qualche volta pende, si fa prendere dalle magie.

Se qualche volta i "ma" affollano la mente,

il tempo sempre più minaccioso e torvo,

in fondo, nero come un corvo, sollecita l'aldilà,
anche per chi vorrebbe stare qua.

Le pulsioni del desiderio nel teatrino degli inganni,

spariscono e se parlano certe volte fanno danni.

Sarebbe bello spogliarsi di menzogne,

piuttosto che andare avanti senza mai amarsi.

La voglia si riprende, se qualche volta "i sogni"

accompagnano serenamente.

In fondo c'è ancora tempo per andare un po’.. più in là.
pire.
Quella che ti fa urlare: " ti Amo ".
Quella che ti lascia dire: " Solo Quello ".
Inerpicata ad un "si", si raccorda con le rocce dell'età.
Quando poi tutti sembrano scontenti di tutto,
ha fatto quello che voleva fare........andare via.
Quando si invecchia, restano soltanto i sogni,
quelli che che ti fanno vedere....Nulla di nulla.
Mentre i nostri pensieri sono strumenti a corde
se parlano del tanto vissuto
o grandi Gong se urlano di amori ormai andati.

ANCHE AL BUIO. (di Costantino Posa)


ANCHE AL BUIO.

Messaggi regolari, come aveva promesso la mente, corsero con estrema facilità verso le aspettative, bruciando sul tempo ogni       barriera,...oltre ogni perplessa dimenticanza.
Forse è eccessivo affermare ce l'ho fatta, mentre il cuore reattivo e veloce si occupa dei battiti di un altro cuore. Una scelta felice: Quella di aver cercato senza essersi mai fermato quella tempesta di vento dove ci si trova a proprio agio. In realtà è bastato percorrere l'attimo di uno sguardo per capire un'intesa e far tua la più dolce possibilità. E poi. i pensieri non ti lasciano mai, si leggono bene anche al buio.
BELLEZZE TRASCINANTI.
Parlano da sole.......percorrono vie privilegiate e si mescolano tra gli sguardi arrossiti,

con un passo ben scandito....Per saper cogliere parole compiaciute

su uno sfondo vuoto.......quasi fluttuante di chi vorrebbe essere amante.

BEAUTES glisser.
Parler d'eux-mêmes routes ....... Voyage préféré et le mélange entre les yeux rougis,

d'un pas bien marqué.... Pour être capable d'attraper mots complaisants

sur un fond blanc ....... presque flottantde ceux qui seraient amant.

BEAUTIES dragging.

Speak for themselves ....... preferred travel routes and mixing between the eyes reddened,
with a well marked step.... To be able to catch words complacent

on a blank background ....... almost floating of those who would be lover.

BELLEZAS arrastrando.

Hablan por sí solas ....... rutas de viaje preferido y la mezcla entre los ojos enrojecidos,

con un paso bien marcado.... Para poder captar las palabras complacientes

sobre un fondo blanco ....... casi flotando de los que sería amante.

BATTE.



Così sopravvisse ai sogni,

mentre loro, in qualche modo

vorrebbero non morire.

L'inossidabile diavolo

fu nominato consulente

per chi si perde tra i lamenti

di insofferenze che sfociano

tra gli orizzonti dell'anima.

Non è vero che l'uomo è libero,

incatenato alle passioni.

Lacerato e vinto

solo con il passare del tempo,

ma il cuore rilancia, sorride:

" ne è valsa la pena ".

Tace solo dopo aver ceduto.

AVREMMO DOVUTO.


Tante volte, dopo aver detto addio alla malinconia
bisognerebbe invertire la marcia
e possibilmente partire da zero.
La felicità ha un percorso tutto suo.
Prima ci invita a partecipare,
poi, ogni tanto, ci sgrida e ci lascia
nel gelo dell'abbandono.
La scatola nera della nostra memoria
avrebbe dovuto registrare ogni nostra parola detta.
Ogni attimo rimasti fermi.
Avremmo dovuto chiedere a noi stessi....giustizia.
Dai ritiri dei nostri silenzi......blindati,
avremmo dovuto urlare: " C'ero, ci sono, ci sarò sempre ".
Avremmo dovuto sussurrare: " Io amo, io ti amo, io ti amerò sempre ".

ATTIMI D'AMORE.


ATTIMI D'AMORE.

Attimi scorrevoli tra gli arbusti della mente, mi hanno spinto, mai perso nel rimpianto, a ricordare quei mormorii della gente tante volte sommessi di chi si opprime a invidiare la brezza altrui.
Momenti che scappano via, sollevando foglie ingiallite, sparse del tuo passaggio, mentre ogni tanto l’apparire del tuo volto ormai dai contorni consumati, mi spinge ancora tra le nervature dei tuoi gesti d’amore.

venerdì 15 aprile 2011

LE PAROLE...........di Costantino Posa








Ogni tanto torna a far paura la solitudine.  Ci si può smarrire.

L’anima nascosta della tristezza vuole anche lei un posto in prima fila,

ci porta a spasso in un mondo pervaso di ombre.

I sogni, le mete restano irraggiungibili. Le speranze, le gioie inesistenti.

La notte si confonde con il giorno. La malinconia si fortifica tra le giunture delle nostre note,

ride dei nostri eccitanti diversivi, ci colloca in balia delle nostre non domande.

Ci abbandona in una resa fatta di occasioni mancate, verso gli abissi chiari del nostro inutile dire:

“Vola quando vuoi”, ormai è la fine.

Ma l’uomo, ogni uomo ha un cuore e le parole. Dettagli trascurati. Il cuore và, non smette mai

E le parole hanno deciso di non restare a guardare.

Il cuore detta e le parole vanno, urlano, si fanno sentire, si lasciano scrivere,

raccontano emozioni, gonfiano le vele di sensazioni e ci convincono che a volte bastano le parole,

quelle giuste a cancellare la noia di ogni nostro amico malessere.

A STAR ZITTE..........................di Costantino Posa




            
Come fanno le parole a stare zitte?

Se non vengono dette o scritte

Non hanno alcun senso, restano dentro,

non dicono di quel che penso.

Muoiono in silenzio, tra le nuvolette dei pensieri,

spariscono senza dir nulla di quel che eri.

Si dice, sei banale, forse è questo che fa più male.

Anche dire Amo è banale, mentre non amare è un restar sospeso

e poi, in fondo, odiare è ancor più di peso.

2010.................di Costantino Posa



2010     di   Costantino Posa
Sentiva il bisogno di piangere. Gocce disperse all'interno di un ricordo senza fine. Quando mi diceva: " Non posso affidare la mia vita "alle maree di un inferno." Non voglio più diventare malinconia "come la luce di un crepuscolo, bella e rara, come il vissuto insieme per poco tempo. Perché le cose sfuggono? Perché le stagioni concedono? e poi a caso tolgono. Perché raccontare il dolore? Quando poi tutto va. Quando è l'ultimo....tutto passa.

AD UN AMICO............di Costantino Posa



Mi diceva un giorno me ne andrò e intanto beveva.
Mi parlava del vino ed intanto fumava.
Rideva del tempo, di noi e di come si era fieri.
Ma poi, ignari del vento finì che questo era già ieri.

PIU' di una MAMMA.

A te che sei lì come un filo d’erba con le dita ancorate in terra. A te dico, non aver paura nessuno potrà mai dimenticarti. Nessuno potr...